Oblati

Che cosa significa “oblato” e “oblazione”?

Il termine “oblato” deriva dal latino “oblatus” e significa “offerto”. Troviamo questa parola nell’Antico Testamento, dove si parla della legge dell’oblazione (Lv 6,7-16), che il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù Cristo, porterà a compimento: nel Nuovo Testamento, infatti, leggiamo che «si è offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati» (Eb 9,28). Gesù Cristo è l’Oblato per eccellenza, a cui fa seguito Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, che possiamo definirla la prima oblata, in quanto si è offerta a Dio con il suo “sì” generoso.

L’“oblazione” è, dunque, l’offerta della propria vita a Dio, in risposta al suo amore di Padre tenerissimo che ci precede, ci accompagna, ci aspetta sempre. Questa scelta nasce e matura dall’incontro personale con una precisa comunità monastica (che diventa per l’oblato/a la sua famiglia spirituale), guidato e sostenuto da un abate/abbadessa, che, come padre/madre spirituale, lo aiuta a crescere nella fede. 

 

Chi sono gli oblati benedettini secolari?

L’oblato benedettino secolare è un cristiano – uomo o donna, sposato o singolo, laico o chierico –, che, vivendo nel proprio ambiente famigliare e sociale, riconosce e accoglie il dono di Dio e la sua chiamata a servirlo, vivendo con intensità gli impegni della consacrazione battesimale e del proprio stato, lasciandosi condurre dal Vangelo. Che viva in famiglia o da solo, l’oblato/a dedica la vita all’impegno cristiano nel lavoro, a servire con generosa gratuità la propria comunità monastica di riferimento, a pregare e a diffondere la parola di Dio, partecipando alle realtà ecclesiali e promuovendo la dimensione contemplativa della vita cristiana da lui gustata personalmente.

L’oblata/o si offre a Dio con l’“oblazione”, ispirandosi ai valori della Regola di San Bendetto e della tradizione spirituale monastica. L’accoglienza di questo dono di Dio si rende visibile e attuabile mediante il rito dell’oblazione. Dopo un congruo periodo di formazione, infatti, l’aspirante oblata/o fa l’offerta di se stesso a Dio vincolandosi a una comunità benedettina determinata attraverso un atto liturgico-spirituale (“oblazione”) riconosciuto dalla Chiesa, con il quale si impegna ad una forma di vita che sia progressiva conformazione a Cristo, unico scopo della sua oblazione e della spiritualità benedettina (cfr. RB 4,21; 72,11), che con la sua stessa vita cercherà di irradiare nel mondo, diventando testimone della perenne vitalità della vita monastica nell’esperienza cristiana.

Con l’oblazione, il singolo riconosce nell’abate/abbadessa del monastero il ruolo di guida spirituale, in quanto con l’oblazione l’oblata/o è unito stabilmente a quella particolare comunità che lo accoglie, e, per suo tramite, alla grande famiglia dell’intero Ordine Benedettino.

 

Tappe del percorso di formazione all’oblazione secolare benedettina nella nostra comunità monastica

Chi desidera intraprendere il cammino di oblazione nella nostra comunità, dopo il preliminare discernimento e l’accettazione da parte dell’abbadessa, viene ammesso al cammino di formazione, con un piccolo rito di accoglienza durante una celebrazione della comunità monastica. 

Frequentando il monastero, l’aspirante oblato/a condivide la preghiera liturgica comunitaria, coltiva la preghiera personale (nutrita dai Sacramenti e dall’assidua lectio divina), vive colloqui personali con la Madre Abbadessa e incontri formativi personalizzati, volti ad approfondire la conoscenza della spiritualità benedettina e della Regola di San Benedetto così come è attualizzata nella nostra specifica realtà monastica cui intende legarsi. Nel tempo della formazione l’aspirante oblato/a avverte la necessità della conversatio morum (=”conversione dei costumi”) e apprende – per metterli in pratica – gli “strumenti delle buone opere” che san Benedetto indica nella sua Regola, valevoli sia per i monaci che per gli oblati, ma anche per ogni cristiano che intenda vivere intensamente la sua vita di figlio di Dio.

Non mancano, inoltre, le possibilità di conoscere gli altri oblati del monastero.

Nella nostra comunità monastica il percorso di formazione dell’oblata/o benedettina/o avviene presso il monastero, ha durata variabile a seconda del cammino di ciascuna persona e consiste in incontri formativi con cadenza da stabilirsi in base alle possibilità della comunità e dell’aspirante oblata/o.

Il cammino di formazione culmina nel rito di oblazione, inserito in una celebrazione eucaristica e riconosciuto dalla Chiesa.

 

Nutrimento spirituale per la vita degli oblati

L’oblata/o e l’aspirante oblata/o nella frequentazione del monastero imparano sempre più a vivere secondo le indicazioni di san Benedetto per una feconda vita spirituale:

⋅ pregare e lavorare a gloria di Dio e per il bene dei fratelli;

⋅ amare le Sacre Scritture, lette, ascoltate, meditate, ruminate e messe in pratica nella vita quotidiana;

⋅ partecipare con intensità alla liturgia (celebrando, nella misura che gli è possibile, la Liturgia delle Ore, sia in monastero che individualmente o nella propria parrocchia);

⋅ accostarsi frequentemente e con gratitudine ai Sacramenti;

⋅ vivere con fede, speranza e carità ogni situazione – in famiglia, nel lavoro, in ogni relazione umana –, assumendole con mitezza, umiltà sincera, generoso servizio, sobrietà autentica, riconciliazione profonda, intima gioia, pace;

⋅ imparare l’obbedienza libera e liberante alla Parola di Dio e all’abbadessa, nel desiderio e l’impegno per la “conversione dei costumi”, nel servizio generoso alla comunità e ai fratelli bisognosi

⋅ vivere in comunione con la comunità monastica, alla quale si lega spiritualmente mediante l’oblazione, tenendosi costantemente unito ad essa con la preghiera, la partecipazione – per quanto è possibile – ai momenti significativi della vita del monastero (celebrazioni liturgiche, feste, giornate di formazione e di spiritualità, professioni monastiche, oblazioni e altre ricorrenze particolari) e condividendone le necessità materiali e spirituali, nella disponibilità alla collaborazione e al servizio generoso e gratuito.

 

Statuto degli Oblati Benedettini Secolari Italiani

Lo Statuto degli Oblati Benedettini Secolari Italiani, dopo diversi anni in cui si è potuta sperimentare la validità e l’efficacia, l’8 maggio 2020 ha ottenuto l’approvazione da parte della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Il monastero di appartenenza dell’oblato ha importanza primaria, mentre lo Statuto ha funzione sussidiaria, in quanto rispetta la libertà delle comunità nel conservare tradizioni e usi particolari nel loro rapporto con i propri oblati, e si propone esclusivamente di offrire direttive e strumenti per una consapevole crescita, con cuore dilatato, nella via dell’oblazione benedettina. Lo Statuto ha pertanto carattere complementare rispetto all’ordinamento interno dei gruppi di oblati, per aiutare quei monasteri che ne hanno bisogno, e dà indicazioni per l’ordinato svolgimento dei compiti degli Organismi di collegamento.

[ Vedi https://www.oblatibenedettiniitaliani.it/statuto/ ]

 

Oblati consacrati e oblati regolari

L’oblazione benedettina, oltre a quella degli oblati secolari, può assumere altre due forme: oblazione consacrata e l’oblazione regolare.

Tra gli oblati secolari ve ne possono essere alcuni, non coniugati o vedovi, che, pur restando nel mondo, sentono la chiamata a una vita di particolare consacrazione. Essi emettono il voto privato di castità e le promesse di povertà, di obbedienza e di conversione dei costumi, nello spirito della Regola di san Benedetto. Questi sono sono chiamati oblati consacrati.

Gli oblati regolari sono fedeli, celibi o vedovi, che vivono in monastero con i monaci, senza i voti monastici ma con una promessa che li impegna a vivere in castità, sotto l’obbedienza all’abate e con un uso regolato dei propri beni, secondo uno statuto particolare approvato dall’autorità monastica.