San Benedetto e la sua Regola
Il nostro Monastero, intitolato alla B. V. Maria «Regina Pacis», appartiene all’Ordine benedettino le cui origini coincidono con quelle del monachesimo occidentale e risalgono all’epoca in cui il suo fondatore, san Benedetto da Norcia, diede vita al cenobio di Montecassino intorno all’anno 529.
San Benedetto visse tra il V e il VI secolo, in un tempo molto simile al nostro. A ragione è stato definito un santo “nato in curva”, ossia in un periodo storico di grandi svolte politiche, sociali e culturali. Il crollo dell’Impero Romano, il flusso migratorio delle invasioni barbariche, la dilagante corruzione dei costumi e la decadenza della cultura classica erano alla base di una deprimente crisi di valori ed istituzioni. In quella notte oscura della storia, Benedetto, l’uomo di Dio, seppe indicare con la sua «piccola Regola per principianti» la via luminosa del Vangelo, l’unica in grado di promuovere un’autentica civiltà dell’amore e della pace. Questo egli fece animato da un unico desiderio, quello di «piacere a Dio solo», come è ben evidenziato da san Gregorio Magno nel II Libro dei Dialoghi.
Nato a Norcia nel 480 e da lì trasferitosi a Roma per un corso di studi, Benedetto decise, «consapevolmente ignaro e sapientemente indotto», di voltare le spalle alla ormai corrotta Città eterna per inoltrarsi, dopo una prima tappa ad Affile, nell’aspra solitudine dei Monti Simbruini, a Subiaco dove poter «abitare solo con sé stesso, sotto gli occhi di Colui che dall’alto sempre ci vede». Nel Sacro Speco egli visse un tempo di completa solitudine con Dio, tempo di maturazione in cui apprese l’arte del combattimento spirituale divenendo maestro di vita santa, padre di una moltitudine di monaci.
Nel 529, anno in cui veniva chiusa l’Università di Atene, Benedetto apriva a Montecassino la sua «scuola del servizio divino» dove, con la croce, il libro e l’aratro, pose le basi – a sua stessa insaputa – dell’Europa cristiana. Proprio per questo motivo, il 24 ottobre 1964 Paolo VI lo proclamò Patrono principale del nostro Continente.
La Regola di Benedetto e la spiritualità benedettina in generale riconoscono nella ricerca di Dio il carisma proprio della vita monastica.
«Si revera Deum quaerit…» (= Se veramente cerca Dio). Con queste parole il Patriarca dei monaci d’Occidente definisce nella sua Regola non solo il criterio fondamentale di discernimento della vocazione monastica ma anche il suo stesso scopo. Si tratta di una ricerca incessante che ha luogo nel quadro di una giornata regolarmente scandita dai tempi della preghiera liturgica e personale, del lavoro, della lectio divina, vissuti in spirito di umiltà e di obbedienza, di servizio e di carità, nella solitudine e nel silenzio, nella comunione fraterna e nell’accoglienza di fratelli e sorelle che bussano alla porta del monastero alla ricerca, più o meno consapevole, dell’unica cosa necessaria: la pace; quella pace che è il nome stesso di Cristo.
Ci riesce di vivere realmente tutto questo? Ogni giorno, con l’aiuto della grazia di Dio e la misericordia di chi ci vive accanto, ci proviamo. Non per niente, oltre al voto di obbedienza, emettiamo anche quello di conversione di vita e di stabilità. Quest’ultimo definisce un legame di appartenenza definitiva, una vera e propria incorporazione nella famiglia monastica.
