«La fede rende credenti, la speranza rende credibili, ma solo la carità rende ‘creduti’».
Tonino Bello
Buona settimana!
– Da lunedì 26 a sabato 31 ottobre la nostra Comunità sarà in ritiro. In quei giorni saranno sospesi i servizi di portineria e di ospitalità.
A tutti assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera e fraternamente chiediamo il vostro per tutte noi. Grazie!
***
La chiamata all’amore e la polifonia della vita
Risposta pronta a una domanda insidiosa – «La Parola del Signore, risuonata nel Vangelo, ci ha ricordato che nell’amore si riassume tutta la Legge divina. L’Evangelista Matteo racconta che i farisei, dopo che Gesù ebbe risposto ai sadducei chiudendo loro la bocca, si riunirono per metterlo alla prova. Uno di questi, un dottore della legge, gli chiese: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. La domanda lascia trasparire la preoccupazione, presente nell’antica tradizione giudaica, di trovare un principio unificatore delle varie formulazioni della volontà di Dio. Era domanda non facile, considerato che nella Legge di Mosè sono contemplati ben 613 precetti e divieti. Come discernere, tra tutti questi, il più grande?» (Benedetto XVI, Omelie – 26.10.2008).
Il primo e … – «Gesù non ha nessuna esitazione, e risponde prontamente: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento”. Nella sua risposta, Gesù cita lo Shemà, la preghiera che il pio israelita recita più volte al giorno, soprattutto al mattino e alla sera (cfr Dt 6,4-9; 11,13-21; Nm 15,37-41): la proclamazione dell’amore integro e totale dovuto a Dio, come unico Signore. L’accento è posto sulla totalità di questa dedizione a Dio, elencando le tre facoltà che definiscono l’uomo nelle sue strutture psicologiche profonde: cuore, anima e mente» (Ibidem).
… il secondo dei comandamenti… – «Poi, però, Gesù aggiunge qualcosa che, in verità, non era stato richiesto dal dottore della legge: “Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso”. L’aspetto sorprendente della risposta di Gesù consiste nel fatto che egli stabilisce una relazione di somiglianza tra il primo e il secondo comandamento, definito anche questa volta con una formula biblica desunta dal codice levitico di santità (cfr Lv 19,18). Ed ecco quindi che nella conclusione del brano i due comandamenti vengono associati nel ruolo di principio cardine sul quale poggia l’intera Rivelazione biblica: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”» (Ibidem).
… unito a un terzo – «Lo scriba domanda un comandamento, Gesù risponde con due inviti, ma dentro raccoglie tre oggetti d’amore e proietta il cuore in tre direzioni: ama il tuo Signore, ama il tuo prossimo, come ami te stesso. Terzo comandamento sempre dimenticato. Perché se non ami te stesso non sarai capace di amare nessuno, saprai solo prendere e possedere, fuggire o violare, senza gioia né gratitudine. Nostro orizzonte è questo cuore a più voci, in cui l’amore di Dio è come la melodia principale, il canto fermo, attorno al quale può dispiegarsi il contrappunto degli altri amori. E nasce la polifonia della vita (Bonhoeffer)» (Ermes Ronchi, Il Vangelo).
Ciò che conta è amare – «La vita ha senso solo se si ama. Nulla ha senso al di fuori dell’amore. La mia vita ha conosciuto tanti e poi tanti pericoli, ho rischiato la morte tante e poi tante volte. […] E ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare. Se anche DIO non ci fosse, solo l’amore ha un senso, solo l’amore libera l’uomo da tutto ciò che lo rende schiavo, in particolare solo l’amore fa respirare, crescere, fiorire, solo l’amore fa sì che noi non abbiamo più paura di nulla, che noi porgiamo la guancia ancora non ferita allo scherno e alla battitura di chi ci colpisce perché non sa quello che fa, che noi rischiamo la vita per i nostri amici, che tutto crediamo, tutto sopportiamo, tutto speriamo…
Ed è allora che la nostra vita diventa degna di essere vissuta. Ed è allora che la nostra vita diventa bellezza, grazia, benedizione. Ed è allora che la nostra vita diventa felicità anche nella sofferenza, perché noi viviamo nella nostra carne la bellezza del vivere e del morire. Sento fortemente che noi tutti siamo chiamati all’amore, dunque alla santità…» (Annalena Tonelli, Testimonianza – 30.11.2001).
