Spigolature per Domenica 11 ottobre 2026 – XXVIII T.O.

Carissimi,

quanti inviti nella nostra vita… Ad alcuni abbiamo detto “sì, ad altri “no”. Nessuno di essi è stato senza peso e conseguenze. Come scriveva un martire dei nostri tempi, don Andrea Santoro, «dicendo il primo sì se ne predispongono degli altri». E inoltre: «Interrogate il vostro passato: i punti luminosi che si sono accesi, è il Signore che è passato. Colui che ha iniziato la storia si preoccupa anche di portarla a compimento».

Ebbene, nella prossimità del 24° anniversario di fondazione del nostro monastero, anche noi interroghiamo il nostro passato e vi scopriamo i punti luminosi del passaggio di Dio nella nostra storia. La memoria ricolma il cuore di gratitudine e lo dischiude alla fiduciosa speranza.

Al Signore, alla nostra Regina pacis, e a tutti coloro che in diversi modi ce lo hanno reso presente, il nostro “grazie” unito alla promessa di un particolare ricordo nella preghiera!

In comunione
M. Maria Agnese e Sorelle 

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Il dramma di Dio e dell’uomo sul palcoscenico della storia

 

 «Il volto di Gesù è la soave pietà, la misericordia infinita. Questa è la veste nuziale, la sola che Dio potrà riconoscere al momento del banchetto: se, cioè, abbiamo sentito un giorno la dolce tenerezza di Dio e se abbiamo saputo trasfonderla a nostra volta come umile amore sui nostri fratelli. Non è sufficiente vestirsi con un abito da sera impeccabile, ma rimanere troppo alteri per chinarci davanti ai nostri fratelli: alla fine, proprio nell’ultimo istante, non riusciremmo ad afferrare la misericordia che ci viene offerta» (André Louf, Solo l’amore vi basterà).

 

La delicatezza di un invito – «Il Vangelo oggi ci parla di un re che prepara un banchetto di nozze per suo figlio (cfr Mt 22,1-14). È un uomo potente, ma è soprattutto un padre generoso, che invita a condividere la sua gioia. In particolare, rivela la bontà del suo cuore nel fatto che non costringe nessuno, ma invita tutti, anche se questo suo modo di fare lo espone alla possibilità di un rifiuto. Notiamo: prepara un banchetto, offrendo gratuitamente un’occasione di incontro, di festa. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. E noi, tutti noi, siamo dunque gli invitati di Dio. Ma un banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e coinvolgimento, richiede un “sì”: andare, andare all’invito del Signore, Lui invita ma ci lascia liberi.

Ecco il tipo di relazione che il Padre ci offre: ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la possibilità di accettare o non accettare. Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Dio è molto rispettoso della libertà […]. Dio si propone, non si impone, mai» (P. Francesco, Angelus – 15.10.2023).

 

Il dramma della storia – «Torniamo così alla parabola: il re – dice il testo – “mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire”. Ecco il dramma della storia: il “no” a Dio. Ma perché gli uomini rifiutano il suo invito? Era forse un invito spiacevole? No, eppure – dice il Vangelo – “non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari”. Non se ne curano, perché pensano alle proprie cose. E quel re che è padre, Dio, cosa fa? Non si arrende, continua a invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo accetta, tra i poveri. Fra loro, che sanno di non avere molto altro, tanti vengono, fino a riempire la sala» (Ibidem).

 

Tempo libero o liberante? – «Fratelli e sorelle, quante volte non ci curiamo dell’invito di Dio perché intenti a pensare alle nostre cose! Spesso si lotta per avere il proprio tempo libero, ma oggi Gesù ci invita a trovare il tempo che libera: quello da dedicare a Dio, che ci alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il Signore, fargli spazio.

Dove? Nella Messa, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però, pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si chiudono nel loro mondo privato; ed è triste. E questo genera tristezza. Quanti cuori tristi! Per questo, perché chiusi.

Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi? Maria, che con un “sì” ha fatto spazio a Dio, ci aiuti a non essere sordi ai suoi inviti» (Ibidem).

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  XXVIII DOMENICA TO (A) 2026

  12 ottobre Orario generale