Carissimi amici e amiche,
sabato prossimo, 11 luglio, ricorre la solennità di san Benedetto abate, Patrono principale dell’Europa. In allegato inviamo il programma della giornata. Vi aspettiamo, desiderose di condividere con voi la gioia della festa nel rendimento di grazie e nell’accorata intercessione per la pace nel nostro Continente e in tutti i Paesi del mondo.
A Benedetto, “uomo di Dio”, e a Maria, “Regina pacis – Mater unitatis”, affideremo anche il dolore della madre Chiesa in questi giorni in cui la “Tunica inconsutile di Cristo” è stata nuovamente lacerata. La loro comune preghiera ci ottenga la grazia di una vita animata dallo spirito delle beatitudini evangeliche e dal profondo anelitodi Gesù: “ut unum sint”!
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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 2026
La parabola del seminatore: icona di Gesù

Una pagina autobiografica – «Nel Vangelo dell’odierna Domenica (Mt 13,1-23), Gesù si rivolge alla folla con la celebre
parabola del seminatore. È una pagina in qualche modo “autobiografica”, perché riflette l’esperienza stessa di Gesù, della sua predicazione: egli si identifica con il seminatore, che sparge il buon seme della Parola di Dio, e si accorge dei diversi effetti che ottiene, a seconda del tipo di accoglienza riservata all’annuncio. C’è chi ascolta superficialmente la Parola ma non l’accoglie; c’è chi l’accoglie sul momento ma non ha costanza e perde tutto; c’è chi viene sopraffatto dalle preoccupazioni e seduzioni del mondo; e c’è chi ascolta in modo recettivo come il terreno buono: qui la Parola porta frutto in abbondanza» (Benedetto XVI, Angelus – 10.07.2011).
Il seminatore: testimone del più grande amore – «Per qual motivo, ditemi, la maggior parte della semente si perde? Non è certo colpa del seminatore, ma della terra che accoglie i semi, dell’anima cioè che non ascolta. Perché Gesù non dice esplicitamente che i pigri hanno accolto i chicchi seminati, ma li hanno lasciati beccare dagli uccelli, i ricchi li hanno soffocati e coloro che vivono nel lusso e nella vanità li hanno lasciati seccare? Certo non vuole colpirli con troppa veemenza, per non gettarli nella disperazione, ma lascia la dimostrazione e l’applicazione alla coscienza dei suoi ascoltatori. Ma come è concepibile, mi direte voi, che si semini sugli spini, sul terreno roccioso e lungo la via? Vi rispondo che la cosa sarebbe assurda, se si trattasse della seminagione terrena che si fa in questo mondo: è invece assai lodevole il fatto, dato che si tratta delle anime e della dottrina divina. Verrebbe certamente ripreso il contadino che disperdesse in questo modo la semente. Il terreno roccioso non può infatti divenire terra buona, né la via può cambiare, gli spini restano sempre tali. Ma non è così nell’ordine spirituale. Le pietre possono mutarsi e diventare terra fertile, la via più battuta può non essere più calpestata e aperta a tutti i passanti, ma divenire campo produttivo e anche le spine possono sparire per lasciar crescere e fruttificare in tutta libertà il grano seminato. Se questi cambiamenti fossero stati impossibili, il Signore non avrebbe seminato. E se in tutti non è avvenuta tale trasformazione, la colpa non è del seminatore, ma di coloro che non hanno voluto cambiar vita. Il seminatore ha compiuto quanto dipendeva da lui; ma se gli uomini non hanno corrisposto alla sua opera, non è responsabile il seminatore che ha testimoniato un così grande amore per gli uomini» (S. Giovanni Crisostomo, Omelie sul vangelo di Matteo).
Dal seme della Parola… il frutto della conversione – «Per vivere il movimento della conversione dobbiamo esporci alla Parola, un po’ come facciamo con le piante che teniamo in casa e che, in occasione di una bella pioggia, esponiamo sul balcone perché vengano lavate e anche bagnate dall’acqua che cade. Proviamo a fissare un tempo quotidiano o settimanale in cui esporci all’ascolto prolungato della Parola di Dio, magari la pagina profetica o evangelica del giorno oppure un libro bilico da leggere a piccoli brani in maniera seguita. […] La Parola di Dio agisce come un filtro che purifica dal male che è dentro di noi e dal tanto male che ascoltiamo e vediamo e ci fa riascoltare la bella notizia dell’amore di Dio. […] Così la Parola ci libera dalla schiavitù degli idoli creati da una cultura consumistica e individualistica che permea pensiero e azione, togliendoci dignità e separandoci da Dio e dal prossimo. A volte anche con durezza, essa ci richiama alla verità delle cose e ci invita a conversione. Il tempo destinato alla Parola è tempo di riscatto e di liberazione! È tempo di vita, di salvezza!» (Mons. Franco Lovignana, Omelie – 14.02.24).
