Il Monastero «Regina Pacis» a Saint-Oyen
Saint-Oyen è un piccolo, ridente paese dell’Alta Valle del Gran San Bernardo, a 1375 m di altitudine, vicino alla frontiera svizzera. A pochi chilometri dal famoso Ospizio costruito sulla cima del Colle intorno al 1050 da san Bernardo, arcidiacono di Aosta, si trova Château-Verdun, una casa-forte anticamente ceduta ai Canonici Regolari del Gran San Bernardo, tutt’oggi sita in mezzo al verde, a metà strada tra Aosta e il Valico lungo l’antica Via Francigena.
A partire dall’XI secolo la Casa, con i terreni adiacenti, è sempre stata al servizio dell’Ospizio del Gran San Bernardo, sia come sosta per i viandanti e per i muli, sia come cascina per il rifornimento dell’Ospizio stesso. Fedelmente compiuta tale missione per nove secoli, cioè fino ai tempi moderni, Château-Verdun è stato recentemente trasformato in una Casa di accoglienza.
Fu proprio intorno all’antica Cascina di Château-Verdun, alla periferia di Étroubles, che anticamente si andò sviluppando il borgo di Saint-Oyen, già riconosciuto come parrocchia in un documento del 1176. Suo patrono è, fin dalle origini, sant’Eugendo (saint Oyen), monaco e poi terzo abate del monastero di Condat nel Giura francese, morto nel 510. Saint Oyen, venerato soprattutto come potente taumaturgo, da alcuni studiosi – ma l’ipotesi è poco affidabile – venne additato persino come un possibile redattore della cosiddetta Regula Magistri (= Regola del Maestro), antico testo monastico che ebbe notevole diffusione e grande influenza sulla stesura della Regola di san Benedetto.
Proprio qui a Saint-Oyen è sorto nel 2002, per iniziativa dell’allora Vescovo di Aosta, mons. Giuseppe Anfossi, il monastero benedettino «Regina Pacis» fondato dall’abbazia Mater Ecclesiae dell’Isola di San Giulio (NO), durante l’abbaziato di madre Anna Maria Canopi. Le parole rilasciate da mons. Anfossi nell’imminenza del nostro arrivo in Diocesi e riportate qui di seguito ben esprimono le motivazioni della sua scelta: «Il livello raggiunto dalla secolarizzazione, dal consumismo e dall’indifferenza per la vita di fede nel nostro tempo, anche nella nostra regione, sono tali da richiedere testimonianze chiare e forti come questa. Non abbiamo bisogno soltanto di sacerdoti, di religiosi e religiose e di laici impegnati nella pastorale attiva, ma anche di uomini e donne contemplativi, di gente cioè il cui tempo è tutto occupato dal lavoro e dalla preghiera… Tra le ragioni che mi hanno sostenuto ad aprire un nuovo monastero vi è la stima per la vita religiosa e monastica e, a riguardo di questa precisa comunità, l’apprezzamento per la loro liturgia e il loro commento alla Parola di Dio».
Il 12 ottobre 2018, proprio nel giorno del suo 16° anno di vita, il nostro Monastero ha conseguito l’autonomia giuridica riconosciuta con l’emanazione di un apposito Decreto da parte dell’attuale Vescovo, mons. Franco Lovignana. In esso si legge: «Il Signore benedica la Comunità che oggi riceve stabilità nella Diocesi di Aosta perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa e sia rifugio per chi cammina nella tribolazione o attraversa le bufere della vita». Nell’omelia tenuta durante la santa Messa, all’immagine del rifugio ha aggiunto quella della casa di cristallo per esprimere così a noi monache il suo augurio di santità. Lo ha fatto prendendo in prestito le seguenti parole di Paolo VI: «La vostra vita dev’essere stilizzata dal silenzio, dal raccoglimento, dal fervore, dall’amore, ancor più, dal mistero di grazia a cui siete votate. Bellezza spirituale, ascetismo sapiente, arte in ogni azione della giornata devono trasparire dalla vostra consacrazione contemplativa. E se così è, sappiate che le mura delle vostre case diventano di cristallo; un’emanazione diafana di pace, di letizia di santità si diffonde d’intorno ai monasteri; e l’affanno, il clamore, il rimorso, l’angoscia, la collera… che sono nel mondo circostante, non possono non sentirne l’influsso consolatore».
La Comunità monastica occupa alcuni degli edifici rurali dell’antica Cascina di Château-Verdun, messi a disposizione in comodato d’uso dai Canonici del Gran San Bernardo e ristrutturati nell’arco di questi anni anche grazie al sostegno della Diocesi e del Monastero di origine e grazie al generoso aiuto della Fondazione «Mater Misericordiae» e di altri benefattori.
